Sfogliando la Russia (17). Periodico di segnalazione delle novità editoriali russe a cura di Daniela Barsocchi. Ottobre 2011


Articolo inserito il 03 novembre 2011


Michail Bulgakov, Cuore di cane e Uova Fatali, trad. Serena Prina, Ed. Universale Economica Feltrinelli, 2011, pagg. 297, 8,00 €
Nel sottotitolo della Rubrica appare la dicitura “Periodico di segnalazione delle novità editoriali russe”: certo, in questo caso, non si può proprio dire che “Cuore di cane” di Michail Bulgakov sia una novità, ma se anche una sola persona non l’avesse ancora letto, varrebbe la pena di invitarla a questa lettura attraverso la nostra segnalazione. Inoltre l’attuale edizione è corredata da un interessante e dettagliato apparato critico a cura di Serena Prina che ne è anche la traduttrice.
Certo quando leggiamo un libro tradotto, in realtà leggiamo il “traduttore” più che l’”autore” e voglio darvene un esempio mettendo a confronto due incipit diversi e di epoche diverse del libro.
“U-u-u-u-u-u-hu-hu-huu! Guardatemi, muoio. E il mio ululato si confonde con quello della tormenta che così, attraverso il portone, mi canta la sua messa da morto. E’ finita per me, proprio finita.....” ( traduzione di Giovani Cirino, Ed. Rizzoli BUR, 1975)

“U-u-u-u-u-u-uhi-uhiuhi-u-u! Oh, guardate, guardate, io sto morendo! La bufera sotto il portone mi canta il mio canto funebre, e io ululo con lei. Perduto, sono perduto! (traduzione di Serena Prina, Ed. Feltrinelli 2011)
Naturalmente non è possibile leggere ogni libro nella sua lingua originale e per questo dobbiamo essere davvero grati ai traduttori che con il loro studio delle lingue e la loro professionalità ci permettono di conoscere la letteratura, e non solo, di tutto il mondo.

Fatto questo doveroso omaggio ai traduttori veniamo a parlare di questo piccolo, grande capolavoro di ironia, magia, intelligenza e critica sottile ma evidente, al sistema sovietico ragion per cui il libro non fu pubblicato in Urss fino al 1987.
Veniamo dunque al contenuto del libro: un notissimo professore di Mosca deve la sua fama a spericolate operazioni che pratica su uomini e donne di una certa età per ringiovanirli sessualmente (e questo a riprova ulteriore dell’attualità del testo se ci spostiamo in Italia ai giorni nostri) ma la sua sete di sperimentazione lo porta molto oltre: trapianterà in un cane cervello e ghiandole seminali di un uomo appena morto . Non c’è bisogno di raccontare altro della trama e tralascerò anche gli innumerevoli punti sottolineati ed evidenziati, come faccio d’abitudine per segnalare spunti che mi sembrano interessanti, lasciando al lettore il piacere di scoprire, leggendolo, il prosieguo della storia, l’intelligenza, l’ironia, e perché no, la sua malinconia.
Nella seconda parte del libro la Casa Editrice ci propone “Uova fatali” dello stesso autore: una povest, come si legge nell’introduzione, né romanzo breve , né racconto lungo che comportò l’arresto dell’autore data l’ironia che serpeggia per tutto il testo nei confronti del potere sovietico.
 Nella già succitata introduzione di Serena Prina, a proposito di questa novella, si afferma come in essa si possono trovare riferimenti precisi a personaggi storici reali, a reali avvenimenti politici ecc. Il che porta la Polizia Segreta a scrivere: “...Si può solo restare stupiti della sopportazione e della pazienza del potere sovietico, che fino a questo momento non cerca di contrastare la diffusione del libro di Bulgakov “Uova fatali”. Il libro si presenta come una sfacciatissima e inqualificabile calunnia del potere sovietico. E’ impossibile capire come questo libro possa circolare liberamente...” Parole che qualche anno dopo portarono all’arresto dell’autore. Cosa raccontava di così pericoloso questo libro? Un esimio professore scopre il “raggio della vita” che permette la riproduzione “ad libitum” di qualunque forma di esistenza.
L’esperimento ha inizio con le amebe che “avanzavano a frotte e lottavano per conquistarsi un posto nel raggio. In esso si svolgeva una proliferazione per definire la quale si può usare solo il termine indiavolata”. La notizia arriva immediatamente al GPU (Direzione Politica di Stato: attuale KGB) che manifesta grande interesse all’utilizzo della prodigiosa scoperta. Ma lo Stato vede in questo esperimento la possibilità di agire a favore del benessere della popolazione e decide di usare il “raggio della vita” per produrre cibo utilizzando per questo le uova. Le cose andranno in ben altro modo ma al lettore il piacere di scoprirlo.
L’ironia di Bulgakov, definibile forse addirittura “blasfemia”, raggiunge il massimo di irriverenza verso il suo Paese quando fa cantare ai soldati dell’armata a cavallo sulle note dell’Internazionale i seguenti versi: “...Né l’asso, né il fante, né la donna, i rettili andiamo a massacrare, in fila per quattro – è la colonna…
Un ultima considerazione: si fa risalire al 1923/24 la nascita della fantascienza in Urss, ma non si cita Bulgakov fra gli autori, eppure.....io questo racconto lo trovo “piacevolmente fantascientifico” Daniela Barsocchi
Mariam Petrosjan, La casa del tempo sospeso, trad. Emanuela Guercetti, Ed. Salani, 2011, pagg. 879, 20,00 €
Il ponderoso romanzo d’esordio di Mariam Petrosjan, giovane grafica e cartoonist armena, che è stato presentato all’ultimo Salone del Libro di Torino, ha conquistato in Russia un enorme consenso di pubblico e critica, diventando in breve tempo un caso letterario. Alla stesura del romanzo l’autrice, che all’inizio aveva quasi la stessa età dei suoi personaggi, ha lavorato per dieci anni, disegnando, prima ancora di descriverli, i protagonisti della sua storia. Una storia corale che si dipana nella Casa, un edificio grigio e anonimo nei sobborghi di un’anonima città, che ospita bambini speciali, con handicap fisici e psicologici, o semplicemente ritenuti pericolosi e difficili e abbandonati o respinti dai genitori.
Tutti i ragazzi hanno un soprannome che li identifica e ne mette a nudo l’individualità (Lord, Sfinge, Strega, Sciacallo, ecc.) e si dividono in gruppi, spesso in conflitto tra loro. La loro vita nella quotidianità è scandita da una serie di rigide regole di comportamento non scritte, diverse da quelle dell’”Esteriorità”, del mondo di fuori, che i ragazzi osservano, senza bisogno di imposizioni esterne. Gli educatori sono presenze autorevoli, ma lontane, non incombenti.
La Casa è un internat, un istituto speciale, ma anche un mondo a parte, dove le normali coordinate spazio-temporali si infrangono e il tempo sembra dilatarsi nel non tempo della fantasia e dei sogni infantili. La condizione d’isolamento, di allontanamento dai lacci della quotidianità, offre ai protagonisti, ragazzi forti, veri, ma anche fragili e vulnerabili, la massima libertà nell’esplorazione di se stessi e nell’immersione nelle proprie fantasie. Un giorno trascorso tra le mura un po’ claustrofobiche, ma protettive, della Casa è molto più intenso e avventuroso di un qualunque giorno trascorso nell’Esteriorità; eppure un clima di inquietudine e paura pervade quest’universo magico come sospeso, dove tutto è possibile, incluse la violenza e la morte, ma da cui è doloroso separarsi. Alla fine i ragazzi dovranno scegliere se restare nella Casa o uscirne per affrontare la vita.
Il libro di Miriam Petrosjan, nell’elegante e bellissima traduzione di Emanuela Guercetti, è un affascinante romanzo sul trauma della crescita; sul difficile, crudele momento di passaggio dall’infanzia e dall’adolescenza alla vita adulta, ma anche sulle paure che attraversano tutti noi. Nadia Cicognini
Donatella Ferrari-Bravo Elena Treu, La Parola nella cultura russa tra ‘800 e ‘900. Materiali per una ricognizione dello slovo, Tipografia Editrice Pisana, 2010, pp. 513, 30,00 €
Un volume di grande interesse dedicato a una delle problematiche centrali del pensiero russo - il concetto di parola, qui presentato attraverso una ricca antologia di testi, nati dalle riflessioni teoriche di studiosi russi di discipline diverse: filologia, linguistica, teoria della letteratura, culturologia, teologia.
Nell’articolata introduzione Donatella Ferrari-Bravo illustra ampiamente le linee centrali che accorpano i materiali delle tre parti in cui è suddiviso il volume. La prima parte è costituita da una raccolta di saggi di autori del XIX e XX secolo considerati ormai classici, basti ricordare i nomi di Potebnja, Belyj, Šklovskij, Vinogradov, Bachtin. La seconda parte riunisce una serie di testi di studiosi contemporanei che affrontano la problematica dello slovo tenendo presente come gli autori “classici” riflettono sulle caratteristiche della parola. Due dei testi presentati in questa sezione, redatti dalla studiosa Natal’ja Boneckaja e dal critico letterario Nikolaj Gej, sono dedicati al pensatore filosofo religioso Pavel Florenskij, mentre l’insigne filologo Viktor Grigor’ev nel suo saggio tratta il rapporto tra lingua poetica e parola in Chlebnikov. La slavista ungherese Anna Han analizza l’influenza del pensiero linguistico di Potebnja sugli studi teorici di Andrej Belyj nell’ambito del Simbolismo.
La terza e ultima parte, intitolata Passi scelti, presenta un corpus di citazioni relative alle definizioni del concetto di parola, redatte in versione bilingue russo/italiano. Per ogni autore vengono riportati i passi più significativi del pensiero teorico relativo alla problematica in questione, per esempio la definizione dei tre elementi costitutivi della parola secondo Potebnja, del rapporto tra pensiero e parola secondo Vygotskij, della parola come immagine secondo Mandel’štam, dell’orientamento dialogico della parola secondo Bachtin. Gli autori sono raggruppati in base alle affinità tematiche e all’utilizzo degli stessi termini/concetti. La sezione pensiero, parola, mito e metafora vede accostati Potebnja, Veselovskij, Vygotskij e Vinokur, la sezione la parola e il nome come energia creatrice accomuna Belyj, Mandel’štam, Bulgakov, Florenskij e Losev, mentre nell’ultima sezione, orientata alla prospettiva culturologica e semiologica, ritroviamo Špet, Bachtin, Vološinov e Lotman.
I saggi sono quasi tutti tradotti da Elena Treu e sono corredati da un ricco apparato di note, da una nota bio-bibliografica, dove vengono analizzati i contributi essenziali apportati da ogni studioso alla problematica della parola, e da una bibliografia di approfondimento.

Questa antologia è uno strumento fondamentale non solo per gli slavisti, ma per chiunque intraprenda un percorso di riflessione sulla parola e sulle molteplici applicazioni teoriche di questo concetto nei campi della linguistica, della filosofia, della letteratura e della cultura.
Patrizia Deotto
E......suggerimenti per chi ne vuole sapere di più sulla Russia, da altri punti di vista
Hélène Carrère d’Encausse, “La Russia tra due mondi”, trad. Elena Cerchiari, Salerno, Editrice, 2011, pagg. 236, € 15,00
Non è semplice trovare un’opera di sintesi che affronti le più importanti e spinose questioni internazionali che riguardano la Russia post-sovietica e la sua enigmatica politica estera. Alla base di questi tentativi di tracciare un quadro d’insieme, infatti, deve sempre esserci uno specialista di antica data (e non sono numerosi), profondo conoscitore della Russia e della sua evoluzione storica e politica, che abbia ragionato a lungo sul tema e che sappia poi, nella sintesi, disegnare una mappa che riporti i nodi chiave della questione. È questo di certo il caso di Hélène Carrère d’Encausse, Segretario permanente dell’Accademia di Francia, analista e studiosa di primo piano dell’Urss e della Russia post-imperiale.
L’Autrice esamina in questo volume, seguendo un filo rosso fatto di buon senso (anche se a tratti punteggiato da ingenuità), la condizione di un Paese che solo da poco, nel tentativo di riguadagnare status e potenza, è riuscito a riaffacciarsi sulla scena internazionale. Di fronte a questa “caccia alla potenza perduta”, guardata con sospetto in Occidente, la studiosa francese cerca di rispondere alla ricorrente e semplice domanda: “Bisogna aver paura della Russia?” Il Paese fa già parte, tendenzialmente, di un mondo “post-occidentale” nel quale, con la Cina, diventerà ulteriormente protagonista.
Tuttavia questo mondo “post” è ancora in fasce, poiché le permanenze della guerra fredda continuano ad essere evidenti, così come le interne, imponenti permanenze ex-sovietiche e quindi anche la realtà di una “potenza povera”, la cui unica ricchezza, soggetta alle alterne vicende mondiali, è quella degli idrocarburi. In sostanza, gli enormi ostacoli che incontra la Russia nella sua riforma politica e economica possono continuare a produrre l’antica illusione che la potenza possa supplire alla claudicante modernizzazione, ma questo, oltre che a renderla un’illusoria alternativa alla civiltà occidentale, contribuisce ancor più a farla temere in campo internazionale: un errore in ogni caso, secondo la Carrère d’Encausse, dato che sarebbe ora non solo di provare a comprenderla a fondo, ma anche di abbattere le antistoriche e ingiustificate barriere sopravvissute in ben vent’anni trascorsi dalla conclusione del confronto bipolare freddo. Alessandro Vitale