Vladimir Vladimirovic Putin

 

IL NUOVO PROGETTO DI INTEGRAZIONE EURASIATICA:
il futuro che NASCE OGGI

Il 1 gennaio 2012 prende il via lo Spazio Economico Comune tra Russia, Bielorussia e Kazakistan. Vladimir Putin analizza e discute i processi di integrazione in un articolo pubblicato in esclusiva per il quotidiano "Izvestija" il 3 ottobre 2011.

 

Il 1 gennaio 2012 prenderà il via un progetto di integrazione di grandissima importanza: lo Spazio Economico Comune (SEC) tra Russia, Bielorussia e Kazakistan. Senza timor di esagerare si può dire che tale progetto costituisce una pietra miliare non solo per la storia dei nostri tre Paesi, bensì per tutti gli Stati dell'ex Unione Sovietica.

La strada percorsa per raggiungere questo obiettivo si è rivelata sovente difficile e tortuosa. Una strada intrapresa venti anni fa, allorché, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, fu costituita la Comunità degli Stati Indipendenti. In termini generali quest’ultima ha rappresentato un modello che ha contribuito a mantenere vivo il tessuto di relazioni civili e spirituali che uniscono i nostri popoli, conservando inoltre quei legami industriali ed economici senza i quali sarebbe impossibile immaginare la nostra vita.

La reale efficacia della CSI può essere valutata da molteplici punti di vista, discutendo all'infinito dei suoi problemi interni e delle sue aspettative incompiute. Ma è difficile negare il fatto che essa resti ancora un meccanismo indispensabile per avvicinare le diverse posizioni ed elaborare una visione comune su questioni fondamentali della nostra regione, apportando benefici visibili e concreti a tutti i suoi membri.

Inoltre, proprio l'esperienza della CSI ci ha consentito di avviare un processo di integrazione nello spazio post-sovietico realizzato a più livelli e scandito in tempi diversi, dando vita a strutture quali l'Unione statale Russia-Bielorussia, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, la Comunità Economica Eurasiatica, l’Unione Doganale e infine lo Spazio Economico Comune.

È indicativo che proprio durante la crisi finanziaria globale, che ha costretto i governi a cercare nuove risorse per la crescita economica, i processi di integrazione abbiano ricevuto un ulteriore impulso. Abbiamo significativamente aggiornato i principi della nostra partnership – tanto nella CSI che nell’ambito di altre organizzazioni regionali – concentrando la nostra attenzione principalmente sullo sviluppo delle relazioni commerciali e industriali.

Nella sua essenza questo aggiornamento consiste nel rimodulare i processi di integrazione in un progetto chiaro, sostenibile e di lungo termine, attrattivo per i cittadini e per le imprese e non più dipendente dalle variazioni della politica corrente e da altri fattori congiunturali.

Voglio sottolineare che avevamo posto questo obiettivo all’epoca della creazione dell’EurAsEC, avvenuta nel 2000. In ultima analisi, una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la comprensione di avere  interessi strategici nazionali comuni hanno condotto la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan a costituire l’Unione Doganale.

Il 1 luglio 2011 alle frontiere interne dei nostri tre Paesi sono stati aboliti i controlli sulla circolazione delle merci, completando così la formazione di una zona doganale comune avente prospettive chiare per l’attuazione di iniziative economiche ancora più ambiziose. Adesso compiremo un passo ulteriore, dall'Unione doganale verso lo Spazio Economico Comune, cioè verso la creazione di un enorme mercato con più di 165 milioni di consumatori, con una legislazione unificata e con libera circolazione di capitali, di servizi e di forza lavoro.

È di vitale importanza che l’operato del SEC si fondi su decisioni concertate nei principali settori istituzionali – nella programmazione macroeconomica, nella garanzia delle regole di concorrenza, nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle sovvenzioni all'agricoltura, nel settore dei trasporti, nelle tassazioni sui monopoli naturali. Successivamente esso prevederà anche una politica unica per quanto concerne la migrazione e la concessione dei visti, che consentirà di abolire i controlli alle frontiere interne. Si tratterà di una applicazione creativa dell’esperienza europea del Trattato di Schengen, dimostratosi vantaggioso non solo per gli Europei, ma anche per tutti coloro che vengono a lavorare, a studiare o a trascorrere le vacanze nell’UE.

Vorrei anche aggiungere che attualmente non è più necessario l’ammodernamento tecnico di settemila chilometri al confine russo-kazako. Inoltre, si stanno creando condizioni qualitativamente nuove per l’allargamento delle sfere di cooperazione tra i Paesi confinanti.

L’abolizione di tutta una seria di barriere frontaliere e migratorie, comprese quelle che impongono limiti alla cosiddetta "quota lavoro", significherà per i cittadini la possibilità di scegliere liberamente dove risiedere, studiare e lavorare. Nemmeno nell’Unione Sovietica, per via del sistema allora vigente di registrazione anagrafica, esisteva una tale libertà di movimento.

Oltre a ciò aumenteremo significativamente la quantità di beni destinati al consumo personale, che potranno essere importati esenti da dazio, evitando così quegli estenuanti controlli a cui le persone vengono sottoposte presso postazioni doganali.

Anche per le imprese si aprono vaste opportunità. Mi riferisco ai nuovi e dinamici mercati, nei quali entreranno in vigore normative e requisiti comuni (nella maggior parte parificati con gli standard europei) per i beni e i servizi. Ciò riveste un’importanza particolare in quanto ci accingiamo ad adottare normative tecniche moderne: una politica concertata ci permetterà di colmare le lacune tecnologiche e il divario di produttività. Inoltre, tutte le imprese di Paesi membri del SEC potranno godere di tutti i vantaggi dei produttori nazionali, compreso l'accesso ai contratti pubblici.

Naturalmente, per rafforzarsi all’interno di un mercato aperto, le aziende dovranno migliorare la propria efficienza, ridurre i costi, investire nella modernizzazione: tutti fattori da cui i consumatori potranno solo trarre benefici.

Al contempo sta prendendo avvio una "competizione di giurisdizioni", una lotta per l’imprenditoria. Ogni uomo d'affari russo, kazako, bielorusso ottiene il diritto di scegliere in quale dei tre Paesi registrare la propria azienda, dove lavorare e dove sdoganare le merci. Ciò costituisce un forte incentivo per le burocrazie nazionali a migliorare le istituzioni del mercato, le procedure amministrative, il clima d’affari e di investimenti, cioè a eliminare quelle ristrettezze e mettere la legislazione in linea con la migliore pratica internazionale ed europea.

A suo tempo agli Europei sono occorsi 40 anni per passare dalla Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio all'Unione Europea. La formazione dell’Unione Doganale e dello Spazio Economico Comune è molto più dinamica, in quanto considera l'esperienza della UE e delle altre unioni regionali, di cui osserviamo sia punti di forza che di debolezza. Questo è un nostro evidente vantaggio, che ci permette di evitare errori ed impedire il riproporsi di barriere burocratiche varia natura.

Siamo inoltre in contatto con le associazioni imprenditoriali più importanti dei tre Paesi. Con esse discutiamo le questioni controverse, recependo le critiche costruttive. In particolare, si è rivelata molto utile la discussione al Forum delle imprese dell'Unione Doganale che ha avuto luogo a Mosca nel luglio 2011.

Ci tengo a insistere sull’importanza che la società civile e l’imprenditoria comprendano il processo di integrazione dei nostri tre Paesi non nei termini di una macchinazione burocratica orchestrata dalle élite, bensì come un organismo dal funzionamento molto efficiente, come una buona occasione per realizzare iniziative ed ottenere successi.

Per difendere gli interessi delle imprese si è deciso di codificare la base giuridica dell'Unione Doganale e del SEC, in modo da non costringere gli operatori economici a perdersi in un ginepraio di  paragrafi, articoli e norme di riferimento. A tale scopo sono sufficienti solo due documenti di base: il Codice doganale e l'Accordo codificato dell’Unione Doganale e del SEC.

Dal 1 gennaio 2012 entrerà pienamente in vigore la Corte comunitaria dell’EurAsEC. Sia gli Stati che gli operatori economici godranno della facoltà di ricorrere a questo tribunale per casi di discriminazione, violazione di norme di concorrenza e di pari opportunità nel business.

La caratteristica principale dell'Unione Doganale e del SEC è l'esistenza di istituzioni sovranazionali. Ad esse sarà rivolta la richiesta fondamentale di snellire al massimo le procedure burocratiche e di orientare il proprio lavoro sugli autentici interessi dei cittadini.

A nostro avviso andrebbero irrobustite le funzioni della Commissione dell'Unione Doganale, malgrado i suoi poteri siano già adesso significativi. Attualmente la Commissione dispone di mandati in circa 40 aree che in futuro, nell’ambito del SEC, diventeranno più di 100.

Alla Commissione dovrebbe anche essere conferito il potere di prendere una serie di decisioni sulla politica di concorrenza, sulle norme tecniche e sulle sovvenzioni. Tali complesse funzioni possono essere adempiute solo tramite la creazione di una struttura permanente, compatta, efficiente e professionistica. Per questa ragione la Russia ha avanzato la proposta di creare un Collegio per la Commissione dell’Unione Doganale di cui facciano parte rappresentanti dei tre Stati in qualità di funzionari internazionali indipendenti.

La fondazione dell'Unione Doganale e dello Spazio Economico Comune costituisce la base per la futura creazione dell'Unione Economica Eurasiatica. Parallelamente, si procederà ad costante allargamento della quota degli Stati membri, sia in ambito SEC che nell’Unione Doganale, con la piena inclusione di Kirghizistan e Tagikistan.

Non ci fermeremo alla fase cui siamo giunti, ci proponiamo un obiettivo altamente ambizioso, quello di arrivare ad un più elevato livello di integrazione: l’Unione Eurasiatica.

Quali sono le prospettive di questo progetto?

In primo luogo, non si tratta certo di ricostituire l'Unione Sovietica in una forma piuttosto che in un’altra. Sarebbe ingenuo cercare di restaurare o di riprodurre ciò che fa parte del passato. L’imperativo del nostro tempo è perseguire una solida integrazione su nuove basi politiche, economiche e valoriali.

Proponiamo dunque un modello forte di unione sovranazionale che sia in grado di diventare uno dei poli del mondo contemporaneo e di fungere da efficace "legame" tra l'Europa e la dinamica regione dell’Asia-Pacifico. Ciò implica peraltro che sulla base dell'Unione Doganale e del SEC si giunga ad un più stretto coordinamento tra la politica economica e quella monetaria, istituendo così un’unione economica a pieno titolo.

L’insieme costituito da risorse naturali, capitali e risorse umane permetterà all'Unione Eurasiatica di essere altamente competitiva nella concorrenza industriale e tecnologica, nella concorrenza fra investitori, nella creazione di nuovi posti di lavoro e nel campo delle tecnologie avanzate. L'Unione Eurasiatica, insieme agli altri attori chiavi chiave della politica mondiale e alle strutture regionali come la UE, gli USA, la Cina e l’APEC, potrà garantire la sostenibilità dello sviluppo globale.

In secondo luogo, l'Unione Eurasiatica può fungere da laboratorio per una maggiore integrazione futura, in quanto andrà strutturandosi tramite una fusione progressiva delle strutture già esistenti, dall'Unione Doganale allo Spazio Economico Comune.

In terzo luogo, sarebbe errato contrapporre l'Unione Economica Eurasiatica alla Comunità degli Stati Indipendenti. Ognuna di queste strutture gode di un suo posto e di un suo ruolo nello spazio post-sovietico. La Russia insieme ai suoi partner è intenzionata a lavorare attivamente  nel perfezionamento degli istituti della Comunità e alla realizzazione della sua fitta agenda. In particolare, sarà essenziale promuovere, nel quadro della CSI, iniziative concrete, comprensibili e allettanti, nonché lanciare programmi comuni in vari ambiti – dalla sfera dell'energia a quella dei trasporti, dalla tecnologia allo sviluppo sociale. Si intravedono grandi prospettive sia per la collaborazione nei settori della scienza, della cultura e dell’istruzione, sia per quanto riguarda la cooperazione nel regolamento del mercato del lavoro e nella creazione di opportunità per la mobilità lavorativa. Abbiamo ricevuto in eredità dall'Unione Sovietica un grande patrimonio: le infrastrutture, la produzione specializzata creatasi nel corso del tempo, uno spazio linguistico, scientifico e culturale comune. È interesse comune a tutti noi sfruttare queste risorse per lo sviluppo dei nostri Paesi.

Sono inoltre convinto che la CSI necessiti di una maggiore liberalizzazione nella sua politica commerciale. Su iniziativa russa – durante la nostra presidenza CSI nel 2010 – è stato approntato un nuovo progetto di Accordo sulla zona di libero scambio, che si basa, tra l'altro, sui principi dell' Organizzazione Mondiale del Commercio, ed è orientato all’abolizione su vasta scala di diversi tipi di barriere. Confidiamo nella possibilità di ottenere progressi significativi nella concertazione dell’Accordo in una riunione ordinaria del Consiglio dei capi dei governi della CSI che si terrà molto presto (ottobre 2011).

In quarto luogo, l'Unione Eurasiatica è un progetto aperto. Accogliamo con favore l'adesione di altri partner, in special modo dei Paesi della CSI. Non intendiamo sollecitare o costringere nessuno: la decisione di farne parte deve rispondere agli interessi nazionali di ogni singolo Stato. Vorrei toccare a questo proposito un argomento a mio avviso molto importante. Alcuni dei nostri vicini motivano il proprio rifiuto di prendere parte ai processi di integrazione nello spazio post-sovietica sostenendo che tali iniziative siano in contrasto con la loro scelta europea. Penso che si tratti di un falso problema. Non abbiamo l’intenzione di isolarci né tantomeno di contrapporci a chicchessia. L’Unione Eurasiatica si strutturerà sulla base di principi universali di integrazione, configurandosi quindi come parte costituiva della Grande Europa, unita dai valori di libertà, di democrazia e dalle leggi di mercato.

Già nel 2003 la Russia e l'UE si sono accordate in merito alla creazione uno spazio economico comune e all’armonizzazione delle norme sull’attività economica senza ricorre ad ulteriori strutture sovranazionali. Proprio sviluppando questa idea abbiamo proposto agli Europei di pensare insieme alla creazione di una comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok, ad una zona di libero scambio e persino a forme più avanzate di integrazione. Abbiamo avanzato le nostre proposte sulla formazione di una politica coordinata nei campi dell’industria, della tecnologia, dell’energia, dell’istruzione e della scienza, nonché sull’abolizione dei visti. I colleghi europei stanno discutendo i dettagli di tali proposte.

Attualmente è l’Unione Doganale a intrattenere, sul piano istituzionale, i rapporti con l’UE, ma domani sarà l’Unione Eurasiatica. Per questa ragione, la partecipazione all'Unione Eurasiatica, oltre ai benefici economici diretti, permetterà a ciascuno dei suoi membri di integrarsi in Europa più rapidamente e partendo da una posizione forte.

Inoltre, un sistema logico ed equilibrato di partenariato economico tra l'Unione Eurasiatica e l'Unione Europea consentirebbe di gettare le condizioni reali per modificare l’assetto geopolitico e geoeconomico di tutto il continente, esercitando senza dubbio un’influenza positiva anche sul versante globale.

Oggi risulta evidente che la crisi globale esplosa nel 2008 aveva un carattere strutturale, di cui subiamo ancora adesso gli strascichi. La radice dei problemi si trova nell’accumulo di squilibri globali. Si registra anche una grande difficoltà nell’elaborazione di modelli di sviluppo globale post-crisi. Ad esempio, il Doha round si è praticamente arenato; si riscontrano delle difficoltà oggettive anche all'interno del WTO. Il principio stesso del libero scambio e dei mercati aperti è in crisi.

A nostro parere, una soluzione potrebbe essere quella di elaborare e sviluppare degli approcci comuni, come si suol dire, partendo "dal basso". Sarebbe  opportuno cominciare a lavorare all’interno delle strutture regionali esistenti – l'UE, la NAFTA, l’APEC, l’ASEAN e altre ancora, per poi continuare il percorso attraverso il dialogo tra queste istituzioni. Proprio a partire da questi “mattoni” che sono le strutture di integrazione potrebbe essere costruito l’edificio di un'economia globale più sostenibile.

Ad esempio, le due maggiori strutture unificate del nostro continente – l'Unione Europea e l'emergente Unione Eurasiatica – basando la loro interazione sui principi di libero scambio e sulla compatibilità dei sistemi normativi, e lavorando anche sulle relazioni con Paesi terzi ed ulteriori strutture regionali, sarebbero obiettivamente in grado di estendere tali principi a tutto lo spazio che va dall'Atlantico al Pacifico. Tale spazio risulterebbe armonioso dal punto di vista economico, ma policentrico per ciò che concerne i meccanismi di governo. Successivamente il passo più logico sarebbe quello di avviare un dialogo costruttivo sui principi di collaborazione con l'Asia-Pacifico, il Nord America e le altre regioni.

A questo proposito vorrei far notare che l'Unione Doganale di Russia, Bielorussia e Kazakistan ha già avviato trattative su una zona di libero scambio con l'Associazione europea di libero scambio. Nell'agenda di lavoro del forum APEC, che si terrà nel 2012 a Vladivostok, gli argomenti centrali di discussione saranno la liberalizzazione del commercio e l’eliminazione degli ostacoli alla cooperazione economica. La Russia intende promuovere una posizione comune e concertata con tutti i membri dell'Unione Doganale e dello Spazio Economico Comune.

Si può dire quindi che il nostro progetto di integrazione stia evolvendo verso un livello qualitativamente nuovo, aprendo ampie prospettive per lo sviluppo economico e creando ulteriori benefici in termini di competitività. Tali sforzi congiunti ci permetteranno non solo di partecipare all’economia globale ed al suo sistema di commercio, ma anche di essere parte attiva nei processi decisionali che determinano le regole del gioco e le prospettive future.

Sono convinto che l'istituzione dell'Unione Eurasiatica, tramite l’integrazione effettiva dei suoi membri, rappresenti un percorso che consentirà loro di occupare un posto di rilevo nel complesso mondo del XXI secolo. Soltanto lavorando insieme i nostri Paesi potranno entrare nel novero dei leader del progresso globale raggiungendo successo e prosperità.

 

1. La Russia che si prepara

2. Russia – la questione nazionale

3. Gli obiettivi economici della Federazione

4. La democrazia e la qualita’ dello stato

 

6. La forza come garanzia della sicurezza (1 parte)

    La forza come garanzia della sicurezza (2 parte)

7. La Russia e il mondo che cambia

 

Traduzione dal russo di Daria Kudenko(Associazione Conoscere Eurasia) e Dario Citati(Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie)

Sito Ufficiale – президент.рф